www.LeonardoTeacherofPaintinginMilan.com        last update:10/04/2008

 

"Apprezzare l'arte con gli occhi di Leonardo"
autore Gottfried Matthaes

pubblicazione del Museo d'Arte e Scienza sul Trattato della pittura di Leonardo da Vinci


 

"Apprezzare l'arte con gli occhi di Leonardo"

Questo libro è stato pubblicato dal Museo d'Arte e Scienza sia come guida alla mostra permanente dedicata al Trattato della Pittura, sia per rendere più fruibile a tutti un'opera che, per la sua importanza, dovrebbe essere un “best seller” e invece risulta poco compresa e consultata per la sua difficile lettura e per le molteplici ripetizioni.

Questa edizione ridotta presenta una selezione degli articoli più significativi ed importanti per la valutazione di un’opera artistica, espressi in poche e chiare righe con le parole del maestro ed illustrati dai suoi stessi disegni, dai suoi dipinti e da altri importanti oggetti d’arte adatti a far comprendere i suoi insegnamenti.

Il libro è in vendita presso il Museo al prezzo di € 20,00 nelle edizioni inglese ed italiana. Le edizioni tedesca e francese sono in preparazione.

Per l'acquisto on-line clicca qui

 

 

La Fondazione Matthaes

La storia della fondazione inizia a Dresden, centro dell’arte moderna europea all’inizi0 del secolo scorso, dove le famiglie Matthaes – Kurau fondarono nel 1906 una scuola di pittura

.La ricerca di nuove ispirazioni da parte degli artisti di questo periodo spiega il volume e la qualità di alcune collezioni di questa scuola, come quella di ceramica greco-romana, dichiarata dal Ministero per i Beni Culturali di eccezionale interesse storico-artistico, e quelle d’arte africana e arte asiatica.

Lo spostamento delle attività degli artisti da Dresden a Berlin indusse la scuola a trasferirsi nel 1917 a Berlin, dove i suoi impegni, principalmente in collaborazione con enti pubblici, sono ben documentati (p.es. le decorazioni dei grandi muri del noto museo archeologico "Pergamon" nel 1931). Dopo la morte dei fondatori negli anni trenta la scuola viene chiusa, pur conservando le collezioni.

Negli anni settanta, la famiglia Matthaes riprese la sua attività pubblicando in forma didattica una parte delle collezioni ed aprendo a Milano, nel 1990, il "Museo del Collezionista d’Arte". A partire dal 2000, con il trasferimento delle rimanenti collezioni dalla Germania, il programma espositivo venne ampliato da mostre temporanee e permanenti ed il museo prese il suo nome definitivo di "Museo d’Arte e Scienza" .

 

 

 

Un sincero ringraziamento ai miei figli Patrizia e Peter e a Silvia Vaschetto,
senza l’aiuto dei quali non sarebbe nato questo catalogo

 
 

 

 

 

ISBN 88-900454-8-5
Fondazione Gottfried Matthaes
Via Quintino Sella 4, 20121 Milano

 

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"Forse non esiste al mondo un altro esempio
di così grande genio creativo, così incapace
di accontentarsi e così proteso verso l’eterno,
così raffinato di natura e tanto oltre il suo
secolo e quelli a venire."

(Hippolyte Taine)

 

 

L'entrata alle sale della mostra

 

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Gottfried Matthaes

 

Apprezzare l'arte
con gli occhi di Leonardo

 

 

 

 

attraverso la lettura
del suo

"Trattato della Pittura"

 

Una mostra permanente a Milano

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Lo scopo della mostra e del suo catalogo

"La pittura non s’insegna a chi natura nol concede":
questa tesi di Leonardo richiama il vecchio detto:
"Si può insegnare la pittura ma non l’arte".

Se veramente è così difficile insegnare l’arte deve essere altrettanto difficile capirla ed apprezzarla.
Ci vorrebbe quindi un genio che possa tentare questa ardua impresa e nessuno più di Leonardo da Vinci possiede tutte le prerogative necessarie a farlo.

Oltre ad essere un grandissimo pittore - tre delle sue opere figurano tra i dieci dipinti più famosi al mondo: L’Ultima Cena, La Vergine delle Rocce, La Gioconda - egli si considerò in primo luogo uno scienziato e passò la maggior parte della sua vita non a dipingere bensì ad osservare, studiare e progettare.

Già trentenne, mentre svolgeva le più svariate attività a Milano, si convinse della necessità di raccogliere i suoi appunti in un testo unico.

Questo libro, però, non nacque mai anche per una sua fondamentale caratteristica, che il Vasari così descrive:


"Leonardo cominciò molte cose e nessuna mai ne finì".
Troppo vasto era il campo dei suoi interessi per potersi concentrare su una singola opera.

Esempi di questa particolarità sono dati dall’unica sua statua importante, il Duca Francesco Sforza a cavallo, da Leonardo progettata con tantissimi studi e schizzi ma mai realizzata, e da grandi dipinti lasciati incompleti o finiti da altri.

Purtroppo Leonardo annotò tutti i suoi pensieri su singoli fogli, facendo uso di poche parole, scritte nel suo codice non sempre comprensibile e dove ogni argomento veniva sviluppato o ripetuto diverse volte.

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Verso la fine dei suoi anni, a Parigi, egli si rese conto dell’impossibilità di raccogliere ed ordinare le migliaia di fogli sparsi, decidendo così di regalare il tutto al suo amico ed allievo Francesco Melzi.
Da allora molti sono stati i tentativi degli studiosi di selezionare i singoli appunti, di numerarli ed illustrarli dove possibile con i disegni del Maestro, fino a creare il "Trattato della pittura".
Questo libro, che dovrebbe essere un "best seller", risulta però poco compreso e consultato per la sua difficile lettura.
La Fondazione Matthaes si è proposta di rendere il "Trattato" più comprensibile, con l’impegno di utilizzare esclusivamente le parole dei testi originali, senza commenti o modifiche al pensiero del Maestro, limitandosi ad ordinare gli argomenti, accorciare i testi troppo lunghi, evitare le molteplici ripetizioni ed illustrare i concetti salienti.

Questo catalogo non vuole essere un estratto del "Trattato", ma una selezione realizzata con l’intenzione di scegliere quei pensieri di Leonardo che permettono a chi ammira un dipinto o una scultura di poter osservare l’opera con una solida preparazione conferitagli da un "vero maestro".
Il risultato che se ne trae sarebbe già un grande ed  importante
 passo verso l’apprezzamento di opere d’arte.

Ma apprezzare e capire l’arte come concetto intellettuale e spirituale? Forse Leonardo aveva ragione.

La scelta degli oggetti esposti

Di Leonardo da Vinci si conoscono moltissimi disegni e la mostra ne fa largo uso. La sua produzione di quadri è però bassa, circa quindici dipinti in tutto, e delle sue sculture non se conosce nessuna importante. E’ perciò impossibile ottenere una sua opera da esporre nell’ambito della mostra.
Leonardo formula nel Trattato i suoi pensieri senza riferimenti diretti a stili, culture e periodi storico – artistici, fornendo così la possibilità di scegliere gli oggetti d’arte il più vicino possibile ai canoni dell’arte classica che dominavano nel suo periodo.
Per la numerazione degli argomenti è stata scelta l’edizione italiana della Neri Pozza.

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La scelta del luogo della mostra


La mostra è allestita a Palazzo Bonacossa, sede della Fondazione Matthaes e del suo "Museo d'Arte e Scienza", a pochi metri dal Castello Sforzesco, presso la cui corte Leonardo da Vinci passò gli anni più attivi e significativi della sua vita.

Il Palazzo Bonacossa in Via Quintino Sella 4, Milano
e il Castello Sforzesco

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PREFAZIONE
 

Nota per la lettura del trattato

Il Trattato della pittura inizia con il seguente capitolo significativo:

Art. 1 Se la pittura è scienza o no

Mettendo in evidenza il fatto che Leonardo si considerava in primo luogo uno scienziato (la "scienza" come era intesa nel Rinascimento).

Significativi sono, in questo senso, anche gli articoli 31, 32 e 34:

Art. 34 Adoperandomi io Leonardo non meno in
scultura che in pittura

ed esercitando l’una e l’altra in un medesimo grado, mi pare con picciola imputazione poterne dare sentenza, quale sia di maggiore ingegno, difficoltà e perfezione l’una che l’altra ..

Art. 31 La scultura non è scienza ma arte
meccanicissima

perché genera sudore e fatica corporale al suo operatore e solo bastano a tale artista le semplici misure dei membri e la natura de’ movimenti e posati, e così in sé finisce dimostrando all’occhio quel che quello è...

Art. 34 .. Ma la pittura è di maraviglioso artificio,
tutta di sottilissime speculazioni
..
 

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Art. 32
Differenza tra la pittura e la scultura

Tra la pittura e la scultura non trovo altra differenza, senonché lo scultore conduce le sue opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente..
Lo scultore nel fare la sua opera fa per forza di braccia e di percussione a consumare il marmo, od altra pietra soverchia (superflua), ch’eccede la figura che dentro a quella si rinchiude, con esercizio meccanicissimo, accompagnato spesse volte da gran sudore composto di polvere e convertito in fango, con la faccia impastata, e tutto infarinato di polvere di marmo; .. e l’abitazione imbrattata e piena di scaglie, e di polvere di pietre..
 

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Art. 32

.. Il che tutto al contrario avviene al pittore, parlando di pittori e scultori eccellenti; imperocché il pittore con grande agio siede dinanzi alla sua opera ben vestito e muove il lievissimo pennello co’ vaghi colori, ed ornato di vestimenti come a lui piace; ed è l’abitazione sua piena di vaghe pitture e pulita, ed accompagnata spesse volte di musiche, o lettori di varie e belle opere, le quali, senza strepito di martelli od altro rumore misto, sono con gran piacere udite.





 

 

PAUL-PROSPER ALLAIS - Raffaello nello studio di Leonardo
durante la realizzazione   del ritratto della Gioconda

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GUILLAM VAN HAECHT
Cabinet di collezionista con Apelle che ritrae Campaspe

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Per spiegare la sua preferenza per la pittura, portata avanti con spirito battagliero attraverso tutto il Trattato,si possono trovare molteplici ragioni. Quella più manifesta viene offerta dalle opere di Leonardo: dipinti bellissimi da una parte e dall’altra sforzi lunghi e sofferti per creare una sola statua, quella di Francesco Sforza a cavallo, che si è fermata alla realizzazione del modello.

Un’altra spiegazione viene cercata nel suo voler difendere gli interessi dei pittori che, soprattuto a Firenze, erano considerati inferiori rispetto ai poeti, ai filosofi, ai teologi, ecc.

Leonardo voleva dimostrare che un buon pittore doveva avere solide conoscenze nella matematica, nell’anatomia, nella geomatria, nell’ottica e in molti altri campi, basando la sua arte sull’osservazione diretta della natura.

Una profonda analisi delle sue motivazioni offrono, nella lingua italiana, le introduzioni al trattato, quello edito da Giunti con introduzioni di Carlo Pedretti e Carlo Vecce, quello edito da Tea Arte e da Neri Pozza con l’introduzione di Ettore Camesasca.

Questi autori analizzano e descrivono anche la storia del trattato dai singoli fogli lasciati da Leonardo alla stesura di un libro attraverso quattro secoli, basandosi sugli studi più recenti.

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LA PITTURA

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Due visioni della sala "Pittura"

La pittura - Il pittore
La grande arte del copiare

Il colore - L'ombra
Confronto tra bianco-nero e colore

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Art. 406
Qual è il primo obietto intenzionale del pittore

La prima intenzione .. è fare che una superficie piana si dimostri un corpo rilevato e spiccato da esso piano; e quello che in tale arte eccede più gli altri, quello merita maggior laude, e questa tale investigazione .. nasce dalle ombre e dai lumi, o vuoi dire chiaro e scuro ..
 



ANTONELLO DA MESSINA - San Girolamo nello studio

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Art. 43
Del secondo principio della pittura

Il secondo principio della pittura è l’ombra del corpo, che per lei si finge ..


 



LEONARDO DA VINCI - S. Anna, la Madonna, il Bambino Gesù e S. Giovanni bambino

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Art. 36
Comparazione della pittura alla scultura

La pittura è di maggior discorso mentale e di maggiore artificio e maraviglia che la scultura, conciossaché necessità costringe la mente del pittore e trasmutarsi nella propria mente di natura, e a farsi interprete infra essa natura e l’arte ..
.. La pittura abbraccia e restringe in sé tutte le cose visibili ..
.. il pittore ti mostrerà varie distanze con variamento del colore dell’aria interposta fra gli obietti e l’occhio ..



MAESTRO DE LA SEO DE URGEL - S. Girolamo in penitenza

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Art. 36

La pittura figura le cose trasparenti ..

 

 



FRANCESCO MELZI (amico, allievo ed erede di Leonardo) - Pomona e Vertunno

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Art. 36

.. egli (il pittore) le nebbie .. egli le pioggie, che mostrano dopo sé i nuvoli con monti e valli.. e così altri innumebili effetti ..



THEODORE ROUSSEAU- Effet d'orage. Vue de la plaine de Montmartre

 

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Art. 322
Delle attitudini degli uomini

Sieno le attitudini degli uomini con le loro membra in tal modo disposte, che con quelle si dimostri l’intenzione del loro animo.



SCUOLA DI LEONARDO - Leda e il cigno

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Art. 6
Come la pittura abbraccia la superficie, figure e colori de’ corpi naturali ..

La pittura si estende nelle superficie, colori e figure di qualunque cosa creata dalla natura, e la filosofia penetra dentro ai medesimi corpi, considerando in quelli le lor proprie virtù ..

 

 

LEONARDO DA VINCI - Particolare di S. Girolamo

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Art. 3
Quale scienza è più utile, ed in che consiste la sua utilità

Quella scienza è più utile della quale il frutto è più comunicabile ..

La pittura ha il suo fine comunicabile a tutte le generazioni dell’universo, perché il suo fine è subietto della virtù visiva .. La pittura rappresenta al senso con più verità e certezza le opere di natura, che non fanno le parole o le lettere ..

Ma dicemmo essere più mirabile quella scienza che rappresenta le opere di natura, che quella che rappresenta le opere dell’operatore, cioè le opere degli uomini..

Manoscritto B - Parigi, Istituto di Francia 

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Art. 7
Come l’occhio meno s’inganna ne’ suoi esercizi, che nessun altro senso ..

L’occhio .. meno s’inganna .. che nessun altro senso, perché vede.. per linee rette, .. che le conduce ad esso occhio, come intendo provare.
Ma l’orecchio forte s’inganna
ne’ siti e distanze de’ suoi obietti, perché non vengono le specie a lui per rette linee, come quelli dell’occhio, ma per linee tortuose e riflesse..; l’odorato meno si certifica del sito donde si causa un odore; ma il gusto ed il tatto, che toccano l’obietto, han soli notizie di esso tatto.

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Il Pittore

 

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Art. 45
Quello che deve prima imparare il giovane

Il giovane deve prima imparare prospettiva; poi le misure d’ogni cosa; poi di mano di buon maestro, per assuefarsi a buone membra; poi dal naturale, per confermarsi la ragione delle cose imparate; poi vedere un tempo le opere di mano di diversi maestri; poi far abito a mettere in pratica ed operare l’arte.

LEONARDO DA VINCI - Studio di prospettiva per l'Adorazione dei Magi

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Art. 9
Come il pittore è signore d’ogni sorta di gente e di tutte le cose

Il pittore è padrone di tutte le cose che possono cadere in pensiero all’uomo, perciocché: s’egli ha desiderio di vedere bellezze che lo innamorino, egli è signore di generarle ..

LEONARDO DA VINCI - Madonna col garofano

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Art. 9

.. e se vuol vedere cose mostruose che spaventino, o che sieno buffonesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è signore e creatore ..

 

PIETER BRUEGEL
Ballo di contadini

     

HIERONYMUS BOSCH
Trittico dell'Hortus deliciarum

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Art. 9
Come il pittore è signore d’ogni sorta di gente e di tutte le cose

.. Ed in effetto ciò che è nell’universo per essenza, presenza o immaginazione, esso lo ha prima nella mente, e poi nelle mani, e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempo generano una proprozionata armonia in un solo sguardo qual fanno le cose.

VINCENT VAN GOGH - Il campo di grano giallo

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Art. 70
Come il pittore non è laudabile s’egli non è universale

Alcuni si può chiaramente dire che s’ingannano, i quali chiamano buon maestro quel pittore il quale solamente fa bene una testa o una figura. Certo non è gran fatto che, studiando una sola cosa tutto il tempo della sua vita, non ne venga a qualche perfezione ..
.. Non vedi tu quanti diversi animali, e così alberi .. e fiori e varietà di siti montuosi e piani, .. fiumi, città, edifizi .. , vari abiti ed ornamenti ed arti? Tutte queste cose appartengono di essere di pari operazione e bontà usate da quello che tu vuoi chiamare buon pittore.

Art. 57
Precetti del pittore

Quello non sarà universale che non ama egualmente tutte le cose che si contengono nella pittura; come se uno non gli piace i paesi, esso stima quelli esser cosa di breve e semplice investigazione.
Disse il nostro Botticella, che tale studio era vano, perché col solo gettare di una spugna piena di diversi colori in un muro, essa lascia in esso muro una macchia, dove si vede un bel paese
(vedi sezione arte moderna).
.. E questo tal pittore fece tristissimi paesi.

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JACOPO TINTORETTO
Testa virile

     

SANDRO BOTTICELLI
La nascita di Venere

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Art. 97
Per ritrarre un ignudo dal naturale od altra cosa

Usa tenere in mano un filo con un piombo pendente, per poter vedere gli scontri delle cose.

 

Art. 85
Del ritrarre i nudi

Quando ritrai i nudi, fa che sempre li ritragga interi, e poi finisci quel membro che ti par migliore, e quello con le altre membra metti in pratica; altrimenti faresti uso di non appiccar mai le membra bene insieme ..

 

Art. 75
Delle varietà delle figure

Il pittore deve cercare d’essere universale, perché gli manca assai dignità se fa una cosa bene e l’altra male: come molti che solo studiano nel nudo misurato e proporzionato, e non ricercano la sua varietà; perché un uomo può essere proporzionato ed esser grosso e corto o lungo e sottile o mediocre, e chi di questa varietà non tien conto fa sempre le sue figure in stampa ..  

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(*) Vedi nota a pié pagina

     

Quaderno di anatomia V

 

(*) Copia basata su incisioni contenute nel Codice Urbinate, copiate a loro volta
da disegni originali di Leonardo

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La grande arte del Copiare

Art. 4
Delle scienze imitabili, e come la pittura è inimitabile, però è scienza

Le scienze che sono imitabili sono in tal modo, che con quelle di discepolo si fa eguale all’autore .. Queste sono utili all’imitatore, ma non sono di tanta eccellenza ..

La pittura .. non s’insegna a chi natura nol concede ..

Sezione dedicata alle copie

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La Dama con ermellino di Leonardo da Vinci
(copia recente di F. Pari)

 

 

 

Ingrandimento della testa del dipinto originale.
I segni lasciati dal tempo contribuiscono al fascino dell'immagine.

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Art. 4

.. Questa (pittura) non s’impronta, come si fa la scultura (impressa), della quale tal è la impressa qual è l’origine ..
.. Questa (pittura) non si copia, come si fa le lettere, che tanto vale la copia quanto l’origine..
.. Questa non fa infiniti figliuoli come fa i libri stampati;

.. Questa (pittura) sola si resta nobile, questa sola onora il suo autore, e resta preziosa e unica, e non partorisce mai figliuoli eguali a sé. E tal singolarità la fa più eccellente che quelle che per tutto sono pubblicate.

Menadi in terracotta (Grecia, II sec. a.C.)

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LE COPIE E I COPISTI

(osservazioni sulle pagine seguenti)

I più abili copisti erano i grandi pittori e Leonardo ne è un esempio. Essi lavoravano quasi sempre su commissione e se un dipinto piaceva, altri clienti ne ordinavano una copia.

Del famoso quadro "La Vergine delle rocce" esiste la prima versione eseguita su ordinazione della Confraternita dei Francescani, a Milano, e la seconda versione (con l’aggiunta delle aureole e del bastone, attributo di Giovanni).

Per la terza versione Leonardo fu aiutato, più del solito, dai suoi allievi.

Della scuola di Leonardo abbiamo notizie da Frà Pietro da Novellara, il quale, visitando Milano, vide "dei quadri dipinti da due scolari ai quali anche il maestro poneva mano di tanto in tanto".

L’ultimo quadro, anch’esso di altissima qualità pittorica, fu eseguito da un anonimo.

 

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LEONARDO DA VINCI - La Vergine delle rocce (Ia versione)

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LEONARDO DA VINCI - La Vergine delle rocce (IIa versione)

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SCUOLA DI LEONARDO - La Vergine delle rocce

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ANONIMO NORD EUROPEO - La Vergine delle rocce

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I due dettagli ingranditi dei quadri precedenti dimostrano la grande abilità, l'impegno e la pazienza dei pittori e dei copisti dei secoli scorsi.



 

 

LEONARDO DA VINCI
Particolare della Vergine delle rocce
 (Ia versione)

 

   

ANONIMO NORD EUROPEO
Particolare della Vergine delle rocce

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Il Colore

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Art. 186
Dell’accompagnare i colori l’uno con l’altro,in modo che l’uno dia grazia all’altro

Se vuoi fare che la vicinità di un colore dia grazia all’altro che con quello confina, usa quella regola che si vede fare ai raggi del sole nella composizione dell’arco celeste, per altro nome iris ..
 

Art. 186

Resta una seconda regola, la quale non attende a fare i colori in sé di più suprema bellezza che essi naturalmente sieno, ma che la compagnia loro dia grazia l’uno all’altro, come fa il verde al rosso, e il rosso al verde, come fa il verde con l’azzurro.

Ed evvi un’altra regola generativa di disgraziata compagnia, come l’azzurro col giallo, che biancheggia, o col bianco e simili, i quali si diranno al suo luogo.


 

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Art. 255
Del vero colore

Il vero colore di qualunque corpo si dimostrerà in quella parte che non sarà occupata da alcuna qualità d’ombra, né da lustro, se sarà un corpo pulito. (Manti rossi e gialli, zone senza ombra)

ALBRECHT DUERER - Compianto sul Cristo morto

 

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Art. 254
De’ colori

De’ colori di egual perfezione, quello si dimostrerà di maggior eccellenza che sarà veduto in compagnia del color retto contrario.

Ogni colore si conosce meglio nel suo contrario che nel suo simile, come l’oscuro nel chiaro e il chiaro nell’oscuro ..



 

AMBROGIO DE PREDIS - Ritratto di giovane 

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Art. 186

Ora attendi, che se tu vuoi fare un’eccellente oscurità, dalle per paragone un’eccellente bianchezza ..

Art. 254

Il bianco che termina con l’oscuro fa che in essi termini l’oscuro pare più nero ed il bianco pare più candido ..

CARAVAGGIO - Madonna dei palafrenieri 

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Art. 254
De’ colori

.. Il mezzo che è fra l’occhio e la cosa vista trasmuta essa cosa nel suo colore, come: l’aria azzurra farà che le montagne lontane saranno azzurre ..

Art. 449
Dell’azzurro di che si mostrano essere i paesi lontani

Delle cose remote dall’occhio, le quali sieno di che color si voglia, quella si dimostrerà di colore più azzurro, la quale sarà di maggiore oscurità .. (Meno aria riflettente tra l’oggetto e l’occhio)



LEONARDO DA VINCI
particolare della Vergine delle rocce (IIa versione)

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Art. 251
De’ colori

L’azzurro ed il verde non è per sé semplice, perché l’azzurro è composto di luce e di tenebre, come è quello dell’aria, cioè nero perfettissimo e bianco candidissimo ..

Art. 445
Della cosa che si mostra da lontano

Quella cosa oscura si dimostrerà più chiara, la quale sarà più remota dall’occhio. (Più aria tra l’occhio e l’oggetto)
Seguita per il converso che la cosa oscura si dimostrerà di maggiore oscurità la quale si troverà più vicina all’occhio ..

LEONARDO DA VINCI - particolare di S. Anna, la Vergine e il Bambino

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Due quadri senza la raffigurazione dell'azzurro dell'aria

 

ALBRECHT ALTDORFER
S. Giorgio nella foresta

   

BARTOLOMEO E POMPEO MORGANTI
S. Michele che abbatte Lucifero e il Cristo che resuscita Lazzaro

 

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L’Ombra nella Pittura

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Art. 434
La pittura è composizione di luce e di tenebre..


Disegni in bianco e nero della "Scuola di Atene" di Raffaello e de "L’Ultima Cena" di Leonardo.

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Art. 434
.. insieme mista colle diverse qualità di tutti i colori semplici e composti.





 

I due dipinti finiti (Milano, Santa Maria delle Grazie e Biblioteca Ambrosiana)

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Art. 407
Qual è più importante, nella pittura, o le ombre o i loro lineamenti

Di molto maggiore investigazione e speculazione sono le ombre nella pittura che i loro lineamenti; e la prova di questo s’insegna che i lineamenti si possono lucidare con veli .. ; ma le ombre non sono comprese da tale regola, per l’insensibilità de’ loro termini, i quali il più delle volte sono confusi, come si dimostra nel libro delle ombre e de’ lumi.

SANDRO BOTTICELLI - La Primavera

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Art. 537
Che è ombra e lume, e qual è di maggior potenza

Ombra è privazione di luce, e sola opposizione de’ corpi densi opposti ai raggi luminosi; ombra è di natura delle tenebre, lume è di natura della luce; l’uno ascende e l’altro dimostra; sono sempre in compagnia congiunti ai corpi; e l’ombra è di maggior potenza che il lume, imperocché quella proibisce e priva interamente i corpi della luce, e la luce non può mai cacciare in tutto l’ombra dai corpi, cioè corpi densi.
 

FRANCISCO GOYA - El hechizado por fuerza

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Art. 91
Modo di ritrarre d’ombra semplice e composta

Non ritrarre una figura .. al lume universale delle cam-pagne senza sole, perché la campagna fa ombra sempli-ce, e il lume particolare di finestra o di sole fa ombra composta, cioè mista con riflessi.

 

 

(Fig.) Bayonne, Raccolta Bonnat


LEONARDO DA VINCI - Ginevra de' Benci

54

 

Art. 90
In che termine si debba ritrarre un volto a dargli grazia d’ombre e lumi

Grandissima grazia d’ombre e di lumi s’aggiunge ai visi di quelli che seggono sulle porte di quelle abitazioni che sono oscure, e gli occhi del riguardatore vedono la parte ombrosa di tali visi essere oscurata dalle ombre della predetta abitazione, e vedono alla parte illuminata del medesimo viso aggiunta la chiarezza che le dà lo splendore dell’aria: per la quale aumentazione di ombre e di lumi il viso ha gran rilievo, e nella parte ombrosa i lumi quasi insensibili; e di questa tale rappresentazione e aumentazione d’ombre e di lumi il viso acquista assai di bellezza.

FRANCESCO MELZI - Flora

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Art. 232
Gradi di pittura

Non è sempre buono quel che è bello; e questo dico per quei pittori che amano tanto la bellezza de’ colori, che non senza gran coscienza danno lor debolissime e quasi insensibili ombre, non stimando il loro rilievo. Ed in questo errore sono i belli parlatori senza alcuna sentenza.

BEHZAD - Il califfo e il barbiere

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Art. 461
Delle macchie delle ombre che appariscono ne’ corpi da lontano

Sempre che la gola od altra perpendicolare dirittura che sopra di sé abbia alcuno sporto sarà più oscura che la faccia perpendicolare di esso sporto; ne seguita che quel corpo si dimostrerà più illuminato, che da maggior somma di un medesimo lume sarà veduto ..

  


 Pag. 433 - Libro della Pittura (ed. Giunti)           

 

Firenze, Uffizi

.. Ma quello che io ti ho a ricordare de’ volti, è che .. in diver-se distanze si perdono diverse qualità d’ombre, e solo restano quelle prime macchie..


    

     Particolare di icona russa del XIX sec.
     (visi a macchie bianche)

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La Luce nella Pittura

 

 

Art. 221
Della chiarezza de’ paesi

Mai i colori e vivacità e chiarezza de’ paesi dipinti avranno conformità con i paesi naturali illuminati dal sole, se essi paesi dipinti saranno illuminati da esso sole.

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Dipinto di W.Kurau,
direttore della "Scuola di Pittura Kurau-Matthaes"
di Dresden, 1914 (Illuminato)



(Non illuminato)

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Art. 241
De’ colori

I colori posti nelle ombre parteciperanno tanto più o meno della loro natural bellezza, quanto essi saranno in maggiore o minore oscurità ..

 

Tre studi di W.Kurau, 1906 - Costa del Baltico dipinta in diverse ore del giorno

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Art. 244
De’ colori

Il lume del fuoco tinge ogni cosa in giallo; ma questo non apparirà esser vero, se non al paragone di cose illuminate dall’aria.

Art. 556
Quante sono le sorta della luce

Tre sono le sorta della luce, ..
l’una nasce da lume particolare, com’è sole, luna o fiamma; la seconda è quella che deriva da porta, finestra od altra apertura, donde si vede gran parte del cielo; la terza è quella che nasce dal lume universale, com’è il lume del nostro emisfero, essendo senza sole. (Pagina 54, Ginevra de’ Benci)

PISANELLO - Visione di S. Eustachio

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Art. 244

.. ed ancora dove, in una stanza oscura, ci sia sopra l’obietto uno spiracolo d’aria ed ancora uno spiracolo di lume ..

 

 

REMBRANT VAN RIJN -  L'adultera

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I PENSIERI DI LEONARDO APPLICABILI (con riserva) ALL’ARTE MODERNA

Art. 63
Modo d’aumentare e destare l’ingegno a varie invenzioni

.. Non isprezzare questo mio parere, nel quale ti si ricorda che non ti sia grave il fermarsi alcuna volta a vedere nelle macchie de’ muri , o nella cenere del fuoco, o nuvoli o fanghi, od altri simili luoghi, né quali .. tu troverai invenzioni mirabilissime, che destano l’ingegno del pittore a nuove invenzioni .., perché saranno causa di farti onore; perché nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni.

Ma fa prima di sapere ben fare tutte le membra di quelle cose che vuoi figurare.. (Vedi pag. 65)

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Art. 35
Dello scultore e del pittore

.. questa tale invenzione è da essere vituperata in quelli che non sanno per sé ritrarre, né discorrere coll’ingegno loro, perché con tale pigrizia sono distruttori del loro ingegno, né mai sanno operare cosa alcuna buona senza tale aiuto; e questi sempre sono poveri e meschini d’ogni loro invenzione o componimento di storie, la qual cosa è il fine di tale scienza ..